2009. crossing patagonia by bike. west to east.

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Si torna in sud America.
A parere mio uno dei continenti più belli da percorrere in bicicletta. Sopratutto nella sua parte meridionale. Della Patagonia Walter Bonatti, leggenda delle arrampicate e delle avventure, me ne aveva parlato in termini entusiastici, al punto che ne aveva anche pubblicato un libro.
Ed è proprio sfogliando le pagine del suo libro che con Riccardo Grossi decidiamo di attraversarla da ovest ad est. Dal Pacifico all’Atlantico.
Con Riccardo abbiamo già viaggiato un bel po’ insieme. Cipro, Israele, Turchia, Grecia e abbiamo una bella intesa.
Trovarsi a proprio agio con un compagno di viaggio è un  requisito importante per la riuscita di qualunque vacanza, direi anzi essenziale. E lo è in particolar modo quando viaggi scomodo, in regioni poco popolate e con scarsi punti di appoggio. Sembra un’ affermazione fin troppo banale e ovvia ma contiene un notevole tasso di saggezza.
Ho avuto un paio di esperienze infelici nel passato che voglio assolutamente non ripetere e che non sto a raccontare, ma che mi hanno fatto riflettere sull’antico detto“ meglio soli che male accompagnati”. E infatti ho viaggiato parecchio da solo.
Mi ricordo però un adagio scolpito sopra un camino in una locanda di Tasco in Messico. Diceva “ Un vecchio tronco da bruciare, un vecchio vino da bere, un vecchio amico con cui parlare”.
Ho scoperto negli anni che condividere le cose può essere bellissimo, direi anzi che è uno degli aspetti più coinvolgenti di qualunque viaggio.
Stando da solo mi è capitato più volte di vedere cose incredibili e di vivere sensazioni fortissime.
Ma raccontarle serve a poco cosi come a poco serve far vedere le immagini. Mancheranno sempre i rumori gli odori e la visuale a 360 gradi dei nostri occhi. Non è facile trasmettere le esperienze a chi non c’è. E poi io non sono in buon narratore.
Certo che in ogni caso un buon compagno di viaggio è un “accessorio” davvero importante e utile 🙂

Comunque bando alle ciance. Andiamo in Patagonia.
Anche la bici di Riccardo necessiterebbe di un forte upgrade e infatti alla fine decide di farsene assemblare una nuova.
Assomiglia molto alla mia come risultato.
Telaio spagnolo MSC in alluminio.
Gruppo Sram X9 con tripla anteriore.
Cerchi Domalite 32 raggi.
Freni a disco idraulici Avid..
Forcella bloccabile Rok Schok.
Portapacchi in alluminio Tubus air e anche per lui la maledetta scelta obbligata di usare le fascette metalliche per vincolarlo al telaio.
Borse Ortlieb
GPS garmin 705.
Infelice sella minimale della San Marco. Purtroppo la sua bici gli viene consegnata poco prima della partenza e non ha modo di testarla a sufficienza. Intendiamoci, oggi come oggi è difficile che un componente meccanico dia problemi seri, ma la sella è davvero un discorso a parte. Ed è inutile ascoltare le esperienze altrui su modelli e marche. Ogni sedere è differente. E alla fine devi trovare la tua sella, quella che va bene per te. E la sua non lo era. Se ne lamenterà per tutto il viaggio.

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Alla mia Ellsworth porto pochissimi cambiamenti. Per la prima volta nella vita non cambio borse. Finalmente le mie vanno bene. Ho impiegato solo 25 anni a trovarle!
Essenzialmente sostituisco le manopole grip shift con le piu tradizionali Trigger Shifters.
Montiamo entrambi copertoni della Getax, sufficientemente adatti sia a percorsi su asfalto che su strada bianca.
Non sarebbero male in termini di scorrevolezza ma sulla durata rischiamo forte. Arriveremo a destinazione per puro miracolo. Avevamo, poco saggiamente, un solo copertone di scorta in due e riusciremo a vederne la carcassa poco prima della meta. Ancora un centinaio di chilometri e  proseguivamo a piedi.

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Nuova fotocamera per me. La Canon PowerShot SX1 IS una piccola Bridge che monta un potente zoom. Ma siamo davvero lontani dalla buona qualità. La scelta è sempre dettata dal peso e dall’ingombro.
La macchina è in grado di fare sia foto che filmati, secondo la moda attuale, ma i risultati sono sempre scarsini.
Alla fine sforiamo anche se di poco i canonici 20 kg. di peso ma andiamo incontro a zone fredde, piovose e isolate e il vestiario è più abbondante del solito.

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Qui non può mancare la tenda ( MSR Hubba Hubba con paleria autoportante in alluminio ) , sacco a pelo adeguato alle temperature e materassino per evitare almeno il contatto con l’umidità del terreno. Io da tempo uso il Thermarest perché é gonfiabile e l’aria,notoriamente, è un ottimo isolante. Inoltre sgonfiato occupa pochissimo spazio. Purtroppo ovviamente può bucarsi !

Sul percorso c’è poco da dire tranne che lo consiglio a tutti di cuore. Assolutamente spettacolare. La parte cilena ad ovest delle Ande è protetta dal vento e parzialmente asfaltata ma si snoda in mezzo a foreste pluviali di impressionante bellezza.

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La vera Patagonia comincia dopo Bariloce , una volta entrati in Argentina.

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Perennemente sferzata dai venti ( nel nostro caso alle spalle) ci lascia sinceramente impressionati. E’ un tragitto che mi piacerebbe ripetere prima o poi. Non è troppo lungo, circa 1.300 km da percorresi esclusivamente in direzione occidente/oriente. Non fatevi venire la tentazione di invertire la rotta. I venti potrebbero uccidervi dalla fatica. Incontriamo infatti una ragazza americana che pedala da sola.
Dopo avere viaggiato con un gruppo di italiani si è separata da loro e sta cercando di raggiungere Puerto Montt. Percorre la strada nel senso inverso del nostro. E’ visibilmente stravolta dalla fatica e procede a passo d’uomo. Talmente coperta dall’abbigliamento che facciamo fatica a capire età e aspetto. So cosa sta provando e davvero non la invidio.
A lei serve a poco saperlo , ma quando io programmo un viaggio mi occupo sempre di ottenere le informazioni meteo della zona le più accurate possibili. ( grazie internet!) Possono fare davvero la differenza.
Quanto a noi pochi problemi tecnici durante il viaggio a parte quello già citato dei pneumatici, solo una rottura di catena sul passo del Cardinal Samorè.
Questa inutile mania di avere troppi rapporti a disposizione fa lavorare male la catena stessa con incroci esagerati e col solo risultato di rovinarla anzitempo. Per cui da sempre nel bagaglio tengo qualche maglia di scorta e l’immancabile smaglia catene.

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A Puerto Madrin non è che arriviamo….. ci piombiamo letteralmente sopra.
Una autentica bufera di vento alle spalle con tanto di grandine, pioggia e neve ci spinge con andatura da Tour de France fino alla meta. Ridiamo felici come bambini nonostante la grandine ci martelli la schiena . Per fortuna abbiamo zainetto e casco a proteggerci. Riccardo prova anche a legare al manubrio un sacchetto di cellophane a mo’ di spinnaker. Ma deve desistere. Davvero troppo pericoloso e la bici diventa ingovernabile. Rimbalziamo sulle asperità del terreno come un pallone da basket e alla fine avremo mal di testa e braccia indolenzite per due giorni. Ma a puerto Madrin ci siamo arrivati.
Dimenticavo …. capitaste da queste parti la visita alla penisola di Valdez è irrinunciabile.

 

 

Back to South America:-)

In my opinion one of the most beautiful continents to explore by bike. Especially in its southern part. On the Patagonia Walter Bonatti,  a legend of rock climbing and adventures,  had spoken in glowing terms, to the point that he had also published a book. And it is just flipping through the pages of his book with Richard Grossi we decide to cross from west to east. From the Pacific to the Atlantic. With Richard we have traveled quite a bit ‘together. Cyprus, Israel, Turkey, Greece and we have a good understanding. Be comfortable with a traveling companion is an important requirement for the success of any vacation, I’d rather essential. Especially when you travel so uncomfortable, and in sparsely populated regions with few support points. It looks like a ‘too trite and obvious statement but it contains a substantial rate of wisdom.

I had a couple of unhappy experiences in the past that I definitely want  not to repeat and that I will not tell, but that made me reflect on the ancient saying “better alone than in bad company.” In fact, I traveled a lot by myself. But I remember an adage carved above a fireplace in a posada  of Tasco in Mexico. He said, “An old trunk to burn, old wine to drink, an old friend to talk to.” I have found over the years that share the things can be beautiful, I would say that is one of the most addictive of any trip. Standing alone it happened to me several times to see amazing things and experiencing strong feelings. But it is often difficult to tell, also showing  images. You can not tell the noises . the smells and the 360 ​​degree view of your eyes. It is not easy to convey the experience to those who are not there. And then I’m not in good storyteller. Of course, in any case, a good traveling companion is an “accessory” really important and useful 🙂

Anyway back to the story. Let’s go to Patagonia. Even the bike of  Riccardo  would require a strong upgrade and it eventually decides to take it in a new one. Looks a lot like mine. Spanish MSC aluminum frame.

SRAM X9 triple front.

Domalite rim 32 spokes.

Avid hydraulic disc brakes.

Rok Schok lockable fork.

Aluminium luggage rack Tubus air and also for him the damn obvious choice to use metal clamps to secure it to the frame.

Ortlieb Bags.

Garmin GPS 705.

Unhappy minimal saddle of San Marco. Unfortunately, his bike is assembled just before the start and he  has no way to test it enough. Nowadays it is difficult that a mechanical component gives you serious problems, but the saddle is really a separate discussion. And it is useless to listen to other people’s experiences of models and brands. Every butt is different. And in the end you have to find your seat, the one that is right for you. And his was not. He will complain for the whole trip.

I bring to my Ellsworth very few changes. For the first time in my  life i do not change bags. Finally they are fine. It took me only 25 years to find them! Essentially I am replacing the knobs grip shift with more traditional Trigger Shifters. We install both tires of Getax sufficiently suitable for both on-road and off-road paths . They would not be bad in terms of smoothness but in terms of strength we risk a lot. We will arrive at its destination by a miracle. We had unwisely only one spare tire in two and we will be able to see the carcass shortly before arrival. Even a hundred miles and we continued walking.

The tent is essential (MSR Hubba Hubba with self-supporting poles made of aluminum), and also sleeping bag and mat adapted to temperatures at least to avoid contact with the soil moisture. I use the Thermarest because it is inflatable and air, famously, is an excellent insulator. Also, once deflated, takes up very little space. Unfortunately, of course, can shoot up!

New camera for me. The Canon PowerShot SX1 IS a small bridge that has a powerful zoom. But we are very far from good quality. The choice is always dictated by the weight and dimensions. The camera is able to make both photos and movies, according to the current fashion, but the results are always scarce. Eventually we pass, even if only slightly ,the canonical 20 kg. of weight but we are heading into rainy ,cold, and  isolated zones so the clothing is more abundant than usual.

On the way there is little to say except that I sincerely recommend it to everyone. Absolutely spectacular. The Chilean side of the Andes to the west is protected from the wind and partially paved but the path is in the midst of the rain forests of awesome beauty.

The real Patagonia begins after Bariloce, once in Argentina. Constantly buffeted by the winds (in our case from the back) leaves us sincerely impressed. It ‘a journey that I would like to repeat sooner or later. It is not too long, only about 1,300 miles to get from west to east . Do not feel tempted to reverse the course. The winds could kill you from fatigue. We meet an American girl who rides alone. After traveling with a group of Italian she is separated from them and is trying to reach Puerto Montt. Along the road in the opposite direction of ours. And ‘visibly distraught by fatigue and proceeds very slowly. She is so covered from clothing that we find it hard to understand age and appearance. I know what she is suffering and I really do not envy you.

When I plan a trip I  always get the weather information as accurate as possible for  the area. (Thanks Internet!) This can really make a difference. As for us, a few technical problems during the trip, apart from the aforementioned tires only a broken chain on the step of the Cardinal Samore. With the   useless habit of having too many gears available, the chain work badly, with  exaggerated crosses and with the only result of spoil prematurely.

In Puerto Madrin is not that we come ….. we are literally pushed over. A veritable blizzard of wind behind with a lot of hail, rain and snow pushes us at a speed appropriate to the Tour de France up to our destination. We laugh like happy children despite the hail hammers us our back. Luckily we have backpack and helmet to protect us. Riccardo also tries to bind to the handlebars a cellophane bag as a spinnaker. But it must desist. Really it is too dangerous and the bike becomes ungovernable. We bounce on the roughness of the ground like a basketball and eventually we will have a headache and sore arms for two days. But in puerto Madrin at the end we got there. I forgot …. if you come around a visit to the Peninsula Valdez is unforgettable.

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Informazioni su sergioborroni

medico per professione viaggiatore per diletto
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