Cesare Borroni mio Papà

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Mio babbo si chiamava Cesare.

E mi manca.

Mi manca la sua compagnia i suoi ricordi le sue storie e mi manca non potergli più raccontare le mie.

Se ho amato la bici in parte lo devo anche a lui.

Era nato a cavallo tra le due grandi guerre il 10 Ottobre del 1923. Erano tempi difficili, pochi soldi pochi mezzi e molti problemi.

Ottenuta la maturità con una anno di anticipo, suo padre Isidoro  gli regalò finalmente la tanto agognata  bicicletta.

Viaggiò per tutto il Nord Italia compatibilmente con le  possibilità dei suoi tempi  e la bici era il suo solo mezzo di locomozione.

Passavo le sere ad ascoltare i suoi racconti che all’epoca mi sembravano imprese leggendarie. E lo erano perché le strade non erano asfaltate che in minima parte, le bici sembravano cancelli pesantissimi e le attrezzature erano inesistenti.

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Gli aneddoti suoi suoi viaggi hanno riempito la mia gioventù, come quando mi raccontava che dopo l’8 settembre dovette scappare da Pescara. Era allievo Ufficiale aviatore in quella città e allo scoppio dei primi disordini il comandante della guarnigione diede il consiglio agli allievi di tornare alle proprie abitazioni. Nella rimessa della caserma trovò delle bici ma erano inutilizzabili. Avevano tolto le valvole alle camere d’aria. Ma lui ne aveva sempre qualcuna di riserva nelle tasche, e riuscì a sistemarne una. Tornò a casa.

O come quando mi raccontava che per scendere dallo Stelvio si doveva legare delle fascine di rami dietro la sella perchè i freni di allora non avrebbero tenuto.

Adorava le montagne e i grandi passi alpini. Mi raccontava di essere un bravo grimpeur.

Viaggiava solo . Perché all’epoca era raro trovare compagni, anche occasionali , per escursioni simili.

Raro trovarlo in compagnia

img017Mi insegnò a riparare le camere d’aria,  centrare i raggi delle ruote, regolare il cambio,  smagliare la catena e a pedalare con le gambe e con la testa.

E quando mi regalò la prima bici seria chiese al negoziante, ricordo ancora che si chiamava Mazucchelli, che mi venisse montata una sella della Brooks. Poi mi disse: “per un po’ la odierai poi sarà la tua compagna di viaggio più fedele”.

Io uso le Brooks ancora adesso.

Era stato un discreto portiere

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nuotava malissimo e l’unico stile che riusciva a praticare era il side stroke … o qualche cosa che sembrava assomigliargli

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in compenso sciare non faceva per lui 🙂

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ma era un gran burlone e uno splendido compagno di giochi

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Quando a 14 anni decisi di tornare dal mare vicino a Trieste  fino a Milano non fece una piega. Portò in campeggio la  mia bici e mi disse:” Sii prudente e viaggia leggero”. Era da lui dare pochi consigli ma di assoluta saggezza. La prudenza forse non è  stata una virtù che ho sempre fatto mia,  ma il viaggiare leggero è ancora oggi  il mio Vangelo.

Mi mise in sella molto presto e io gli ho voluto bene.

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Informazioni su sergioborroni

medico per professione viaggiatore per diletto
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