Bolivia e Chile 2015. Bikepacking contro tradizione.

-Il recente viaggio Boliviano con Armando Lanaro si è sviluppato  a quote importanti , dai 3700 fino ai 5000 metri sul livello del mare.

-La scelta del materiale, del setup delle bici e di alcuni accorgimenti ci ha consentito di viaggiare senza eccessive difficoltà ma abbiamo dovuto lavorarci sopra un bel po’ prima di trovare l’assetto giusto. E andava trovato prima della partenza ovviamente. Una serie di lunghi colloqui , di valutazioni e di costante confronto ci ha portato a trovare la quadratura del cerchio, anche se alla fine io e Armando abbiamo viaggiato con differenti filosofie. Il nostro intento comunque era quello di viaggiare il più leggeri possibili, e la scelta di quello da portarsi dietro è stata feroce. Una salita anche al 4% ma posta a 4.500 msl. è davvero impegnativa. Ogni etto fa la differenza. Io sono riuscito a fermare l’ago della bilancia a poco meno di 18 kg. tutto compreso ( tenda, paleria, sacco a pelo, materassino minimale,  kit riparazione bici, borse, vestiti, etc.)  con la sola eccezione dell’acqua e purtroppo del materiale cine foto che da solo passa i 4 kg.

Per Armando l’ago si è fermato a 23 kg. Ma va detto che oltre alle borse Ortlieb anche la bici pagava dazio in termini di peso. Il titanio aiuta…..

-Lui assolutamente tradizionale. Borse, portapacchi e una camel bag. Un sistema che ancorché “antico” dimostra sempre una sua validità.

lanaro

-Per quanto mi riguarda ho scelto una soluzione… come dire … “ibrida”  . una via di mezzo tra il bikepacking e il tradizionale. Avevamo di fronte alcune necessità che il bikepacking non avrebbe risolto, sopratutto perché stavolta mi ero anche caricato di un Drone per effettuare delle riprese aeree in alcune zone straordinarie che sapevo avremmo incontrato. Inoltre la necessità di un’ abbondate riserva d’acqua andava in conflitto con la frame bag che toglie spazio a ben due borracce.

sergio

Si poneva anche il dilemma di come montare il portapacchi. Sopratutto per via delle dimensioni delle ruote , nel mio caso 2,4 pollici, che rischiavano di interferire con i montanti verticali del portapacchi.

Il “tubus logo”  in titanio infatti è piuttosto strettino e già con le 2,1 ero al limite.

la soluzione non è stata difficile da trovare . E’ bastato cambiare le due viti che fissano il “drop out alternator” e posizionare degli spessori sufficienti. come si vede dalle foto.

P1210374

Certo le eventuali borse risultano un po alte di baricentro ma c’era luce in abbondanza per i pneumatici e la soluzione è  risultata valida.

P1210376

quanto alle borse ho rinunciato alle borse tradizionali della ortlieb per via del peso. Ho quindi preso dalla aplkit due sacche veramente leggere e le ho semplicemente vincolate al portapacchi con due elastici. Forse esteticamente non sono  il massimo , sicuramente meno veloci nel fissaggio ma il tutto è risultato leggero ed efficace. Il risparmio in termini di peso supera i due chili e non è poco!  Potrebbe essere una soluzione anche per chi desidera viaggiare con un sistema tradizionale ma con maggior leggerezza. Il problema dell’acqua è stato risolto aggiungendo due borracce sovradimensionate alla forcella. Le forcelle originali salsa hanno già l’attacco predisposto, mentre la mia “carbon niner nude” ne è priva. ma con un po di fantasia il sistema studiato e provato si è dimostrato affidabile e, nonostante le strade infami, ha resistito senza affanno fino alla fine.

P1210373

Una camel bag non era necessaria ma avevo la necessita di portare il drone sulla schiena e così ho fatto.Un telo leggero impermeabile è stato poi usato per riparare il drone da pioggia e polvere. Posizionarlo solo sul portapacchi sarebbe stato un rischio . Polvere e scossoni temevo potessero rovinarlo in modo serio. Due tre chili sulla schiena non mi riempiono  di gioia ma non sono nemmeno un peso insopportabile o eccessivamente fastidioso.

Al manubrio poi avevo la necessità di posizionare anche il telecomando del drone col monitor e accessori vari. Le appendici tipo triatlon ( anche se non proprio le stesse… queste le ho fatte costruire per l’occasione) si sono rivelate la soluzione migliore. anche perché sotto avevo comunque la possibilità di appendere la borsa del sacco a pelo.

cockpit

Ultima considerazione:

La scelta tra il bikepacking e sistemi più tradizionali non è un dogma assoluto. Non trovo molto utile fossilizzarsi su un sistema. Il fine ultimo è sempre quello di intraprendere un viaggio nel modo migliore e più funzionale. Prendere una posizione assoluta a favore dell’uno e dell’altro sistema  è un po come pensare che esistano solo due squadre di calcio e quindi o si è tifosi di una compagine oppure dell’altra.

Anche Jay Peterway, la leggendaria figura dell’ultra-cycling, è arrivato alle stesse considerazioni come ben si può vedere nel filmato in calce.

Per quanti volessero cimentarsi in questo percorso, io sono sempre disponibile a fornire ogni tipo di informazione necessaria, anche se va detto che per coloro che masticano un minimo di inglese che il file pdf sotto allegato è davvero esaustivo.

cycling-southwest-bolivia

Viaggio comunque da non prendere alla leggera. Quota e strade  sono duri ostacoli. Un periodo minimo di acclimatamento si impone. Abbiamo visto gente soffrire di cefalee e nausea anche solo nel viaggiare in jeep a quelle quote.

Anche la scelta della bici, delle ruote e dei pneumatici va fatta con criterio e la messa a punto deve essere ottima.

Nessuna possibilità di assistenza e nemmeno quella di trovare ricambi lungo il percorso.

 

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Informazioni su sergioborroni

medico per professione viaggiatore per diletto
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12 risposte a Bolivia e Chile 2015. Bikepacking contro tradizione.

  1. Fabrizio ha detto:

    molto bello spero un giorno di seguire le sue orme e fare il viaggio della vita tra argentina e cile
    complimenti
    Fabrizio

  2. Gix ha detto:

    Mitico!!! Con questa avventura hai superato te stesso! Grandissimo viaggio! Complimenti per il montaggio e per la narrazione …. Aspetto con ansia il prossimo 🙂

  3. Francesco Tazzer ha detto:

    Bravissimo Sergio.
    Sei una fonte inesauribile di ispirazione con i tuoi video, il tuo blog è una raccolta di esperienze utilissime per chi come me si avvicina al mondo del cicloturismo e ha ancora tanti dubbi tra cerchi, ruote, gps, borse ecc.
    Ottima come sempre la parte narrante nel video.

  4. francesco ha detto:

    filmati su YouTube visti tutti d’un fiato! complimenti veramente belli!!!
    articoli sul blog eccezionali!
    bravo a te e ai tuoi compagni d’avventura, continuate così!!

  5. capvalla ha detto:

    Per non dover rinunciare alla capacità di carico di portapacchi + borse ma,volendo comunque contenere i pesi del bagaglio in se ho trovato la soluzione in casa Arkel e Altura.
    Le Arkel Dry-Lites ( http://www.arkel-od.com/en/dry-lites.html ) che sono attualmente sulla “pendolare”,si montano come una bisaccia e sono stabili,leggere e completamente impermeabili.
    Non dureranno come le Ortlieb e non si possono definire a sgancio rapido ma fanno il loro.
    Altura recentemente ha messo in commercio una cosa simile ( http://www.altura.co.uk/products/detail/ALULITE25B ).
    P.s. Commento doppio?

    Bon voyage

    • sergioborroni ha detto:

      ottima segnalazione grazie. Anche se con un sistema meno sofisticato eravamo arrivati alle stesse conclusioni. differenza peso con le Ortlieb 2 kg. Un enormità! Direi che siamo sulla strada giusta finalmente.

  6. Ciao Sergio,
    che marche mi consigli per borze e attrezzatura in genere per bikepaking?
    Grazie!

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