1982 . Missouri Mississippi by kayak

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Estate 1982 . Il grande viaggio.

Alla fine dei miei studi mi trovo davanti a un grande dilemma. Cominciare a lavorare subito oppure prendermi una pausa per dedicarmi ad un viaggio importante. Dopo una riflessione durata almeno un paio d’ore decido per la seconda ipotesi 🙂

Insieme ad un paio di canoisti di Genova progettiamo la discesa di uno dei più lunghi fiumi al mondo. Il Missouri/ Mississippi. Sulla sua lunghezza non troviamo dati certi ma sappiamo che in ogni caso sono più di 6.000 km. Probabilmente oltre i 6.500. Dal tempo di Mark Twain, scrittore e battelliere del grande fiume, il letto del Missouri è profondamente cambiato. Una serie di enormi dighe hanno generato lunghissimi laghi artificiali con uno sconvolgimento totale del letto del fiume per lunghi tratti.

Con il gruppo di Genova non troviamo un accordo ne sulle date ne sulla modalità di affrontare il percorso. Decido quindi di partire da solo. La mia organizzazione è praticamente nulla. Non ho mappe ne cartine fluviali. Gli unici riferimenti li avrò solo da una cartina stradale che mi procuro in Stati Uniti. All’epoca non esistevano i gps, ma io parto nella convinzione che non dovrebbe essere difficile orientarsi. Sono su un fiume e quindi basta seguire la corrente…. Sbaglierò clamorosamente ma questo aspetto alla mia partenza da Milano non viene preso seriamente in considerazione.

Ho alle spalle solo l’esperienza dell’anno prima lungo il Po. Poca roba tutto sommato, ma non avevo incontrato problemi particolari nella discesa e parto nella certezza che il materiale usato durante quel viaggio dovrebbe rivelarsi idoneo a questa nuova avventura. In fondo cambia solo la lunghezza……… dieci volte tanto.

Il kayak me lo fornisce come al solito Andrea Alessandrini il titolare della fabbrica di canoe ASA di Milano.

Mi propone , o per meglio dire mi regala un “ ASA Rex”. Questo modello è arrivato secondo ai campionati mondiali di discesa di Bala(GB) nel 1981 con Marco Massara Previde ( li vincerà poi nel 1983 e 1985).E’ un kayak infernale e velocissimo. Pesa sette chili scarsi e ha la stabilità di un K1 da acque ferme. Cioè nulla! Ma fila via come un siluro. Non dovrei incontrare rapide importanti lungo il percorso per cui accetto la proposta e comincio ad allenarmi sul Rex. Il primo impatto è disastroso ma poi pian piano comincio ad apprezzarne le doti sopratutto in termini di velocità.

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Anche la pagaia viene sostituita. Mi procuro una Struer, fantastica opera di ebanisteria danese. Leggera, bilanciatissima e indistruttibile. Per me resta lo Stradivari delle pagaie.

La uso ancora adesso.

Quattro sacchi impermeabili,uno zaino, una tenda, un materassino, un sacco a pelo,una borraccia capiente, una macchina fotografica anfibia Nikonos, una radiolina a pile e un enorme coltellaccio da caccia( la sola cosa che si rivelerà assolutamente inutile…!!! ) sono tutto quello che mi porto dietro.

D’altra parte un kayak da gara non è davvero adatto ad imbarcare bagaglio e devo posizionarlo con parecchia fantasia .

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In effetti non molta roba pensando di dover vivere sul fiume per almeno tre mesi ma resto convinto che non mi serva altro.

Ai primi di giugno mi trovo a Seattle dove affitto una macchina e con la canoa sul tetto mi porto a Three Forks minuscola località del Montana dove origina il fiume.

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Il Missouri nasce dalla congiunzione di tre piccoli affluenti : il Jefferson, il Madison e il Gallatin. C’è un piccolo camp ground nei pressi e passo li la prima notte ospite del ranger del parco.

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Non dormo molto, sono eccitatissimo e infatti all’alba,  disturbata da una fitta foschia, metto la canoa in acqua e comincio a pagaiare. Lo ricordo ancora oggi come un giorno infame. Non ho assorbito il jet lag, ho guidato ininterrottamente per 1.600 km per arrivare al Montana e non ho dormito quasi nulla. Ma è una parte del mio carattere che non sono mai riuscito a cambiare…..sono sempre frenetico 🙂

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Oltretutto conto di stare tre mesi sul fiume, non ho fretta ne date da rispettare e potrei anche riposare un po meglio ma è piu forte di me, sono sempre stato un agitato e quindi parto.

Sarà il primo di una lunga serie di errori. Fatico eccessivamente, sudo troppo e non riesco ad alimentarmi decentemente ma almeno la corrente sembra intensa….purtroppo dopo una settantina di chilometri la pacchia della corrente finisce. La diga di Canyon Ferry genera un lago lungo una cinquantina di chilometri.

Avanzo solo a braccia. A metà lago mi fermo e faccio il campo. Sono distrutto e non ancora in sintonia ne con me ne col viaggio. Non ho ancora cominciato davvero e ho il morale sotto i tacchi.

Mi assalgono i primi dubbi sulla riuscita del mio progetto ma la stanchezza alla fine ha il sopravvento e la mattina mi sveglio fresco e positivo.

Dal secondo giorno le cose vanno un po meglio, fisicamente mi sono ripreso e comincio a trovare il giusto ritmo e l’alternanza tra i periodi a remi e periodi di riposo.

Fino a Great Falls non ci sono più ostacoli e per qualche giorno viaggio sereno. Superato Holter Lake, uno dei pochi laghi naturali del fiume,  la corrente riprende ad essermi amica e mi consente di coprire chilometraggi giornalieri di tutto rispetto. Ovviamente i calcoli sono approssimativi e posso solo fare riferimento alla carta stradale ma mi pare di andare bene. A Great Falls nuova serie di ostacoli. La città viene chiamata dai locali “electric town” per via di una serie di dighe idroelettriche messe in sequenza.

Ma la fortuna questa volta mi bacia in fronte. Un guardiano della diga mi carica su un furgone e mi porta fino alla fine della lunga serie di dighe dove posso rimettere in acqua il kayak.

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Con mia sorpresa pochi minuti dopo il livello dell’acqua comincia a salire visibilmente e molto velocemente. Non capisco bene cosa stia succedendo, forse anno aperto qualche diga per scaricare un po’ i bacini ma mi accorgo nettamente che la mia velocità aumenta vorticosamente. L’acqua diventa dura e parecchio agitata. Vedo le riva scivolare via a velocita impressionante. Credo di viaggiare a oltre 20 km orari e comincio a preoccuparmi seriamente. Le onde si fanno davvero alte e violente e io scompaio a volte negli incavi tra un onda e l’altra. Sarei tentato di guadagnare la riva ma viaggiare a questa velocità è inebriante. Dopo tre ore il fiume torna normale. In serata arrivo e faccio il campo a Ft.Benton l’ultimo avamposto raggiunto dai battelli fluviali nel secolo scorso.

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Alla ripartenza imbarco un po di cibo. Non mi porto nulla per cucinare tranne un pentolino per farmi del the o del caffè. Per il fuoco utilizzo la legna che raccolgo lungo le rive, sistema che userò sempre tranne durante la discesa del rio delle Amazzoni. Ma di questo ne parleremo piu avanti 🙂

Per il resto solo pasti da consumare freddi lungo le rive. Biscotti, pane e scatolame.

Il tratto da Ft. Benton fino alla fine del lago artificiale di Ft. Peak è spettacolare probabilmente il tratto più bello dell’intero fiume.

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Le sponde sono completamente disabitate e per più di 400 km non si trova nulla a parte un piccolo traghetto a circa meta percorso.

Image49I guai arrivano al lago e per me saranno guai seri.

Sbaglio clamorosamente il calcolo del tempo da impiegare e sopratutto del cibo. Il lago ha sponde estremamente frastagliate con profonde insenature e fatico ad orientarmi. Continuo a sbagliare la rotta e mi addentro nei vari fiordi in sequenza nella speranza di trovare l’uscita e la diga. Dopo due giorni mi avanza solo del pane che però è bagnato… e poi resto completamente senza cibo, solo e perduto in un lago disabitato lungo 200 Km.

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Non sarebbero nemmeno molti ma ne percorro almeno il doppio perché non riesco ad orientarmi. Solo il bere non è un problema sono….circondato da milioni di metri cubi d’acqua. Ma la fame comincia a mordere. Ricordo la vista delle case di Ft. Peak come la fine di quello che cominciava a diventare un vero incubo.

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La serie di laghi artificiali continuerà ad alternarsi a tratti di fiume scorrevole fino a Sioux City.

Ogni volta superarli mi mette in crisi. Lunghi a volte centinaia di chilometri, quasi sempre con acque poco profonde che si increspano in fretta in caso di vento o temporale. Il lago Sakakawea, con i suoi 300 km mi sembra interminabile. Il lago prende il nome dall’indiana Shoshoni che accompagnò per lungo tratto la prima spedizione di Lewis & Clarke lungo il fiume. Ancora non so quanto tutto questo influenzerà i miei prossimi viaggi e in parte anche la mia vita. Cercavano il leggendario Passaggio a Nord Ovest, via fiume ovviamente. Di questo avrò modo di occuparmene in seguito quando comincerò a seguire le orme di altri esploratori che hanno cercato la via del passaggio. Una parentesi della mi virta durata piu di una decina d’anni.

Tornando ai laghi mi capita di navigare a volte in mezzo a paesaggi spettrali dove affiorano dalle acque gli scheletri degli alberi morti letteralmente affogati quando l’invaso è stato riempito.

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A Sioux City la stampa comincia ad occuparsi di me. Non cito il fatto per dare importanza al viaggio, ma perché da qui in poi, proprio in virtù di alcuni articoli su quotidiani locali, le cose si faranno più semplici, non proprio tutte ma la piccola popolarità mi aiuta un poco. Non di rado vengo ospitato a volte in campeggi a volte in abitazioni private e a Jefferson City sarà addirittura il Vescovo ad darmi alloggio nella canonica!

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Sarebbe Tutto perfetto se non fosse per la schiena. Viaggiare in kayak mi obbliga ad una posizione con il tronco posizionato a 90 gradi rispetto alle gambe. E dopo svariate settimane la schiena si ribella a questo trattamento. Non riesco a remare correttamente che per qualche ora, poi il dolore diventa insopportabile. L’unica soluzione sarebbe di appoggiare la schiena al bordo posteriore del posto di voga ma è sottile e finisce col dare fastidio. Pongo rimedio mettendo della gomma piuma a fare da morbido  spessore ma per quanto la situazione migliori devo ridurre il tempo di remata ed aumentare gli intervalli di riposo.

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Le gambe in compenso si stanno assottigliando in modo significativo….. anzi molto significativo!

Ricordo che a Pierre, capitale del Sud Dakota, mi viene imprestata una bici per poter andare a visitare il locale museo. Una fatica spaventosa per fare pochi chilometri, le gambe sono quasi atrofizzate dal loro totale inutilizzo. Impiegherò mesi una volta rientrato in Italia a rivederle normali.

La parte più lunga del viaggio è senza dubbio quella riguardante il tratto del fiume Missouri. Questo si snoda attraverso gli stati del Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Iowa, Kansas e Missouri. Sono settimane e settimane di viaggio. Lungo le sponde, non appena il fiume diventa navigabile, compaiono anche i riferimenti in miglia inchiodati agli alberi. Riesco finalmente ad avere una idea precisa di quanto riesco a coprire in un giorno. La scelta del kayak si è rivelata, almeno dal punto della velocità pura, formidabile. Ormai mi sono perfettamente adattato anche alla sua instabilità, cosa che invece alcuni ragazzi di una riserva indiana non riescono davvero ad apprezzare. Non riusciranno nemmeno a staccarsi dalla riva 🙂

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A St. Louis arrivo stremato. Il primo tratto è finito ma manca ancora il lungo percorso sul Mississippi fino a New Orleans. Devo assolutamente recuperare un po’. Ancora una volta vengo letteralmente prelevato dal fiume e portato a casa di una famiglia Italiana, quella di Domenico Galati, che vive in città e gestisce un notissimo ristorante il Dominic’s, probabilmente il più lussuoso di tutta la città. Sono fantastici!!! Non si imbarazzano e anzi si divertono a farmi mangiare insieme ad avventori illustri, nonostante il mio aspetto sia miserevole.

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Mi trattano come un fratello e sono di una rara gentilezza. Ho piacere a ricordarli qui perché è anche grazie a loro se ho potuto riprendere il cammino e recuperare energie e forze.

Per una settimana rimango ospite in casa Galati. Poco prima di partire il St, Louis Post Dispatch mi dedica un importante articolo nella pagina sportiva. La mia popolarità lungo il fiume va decisamente in aumentando.

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Mancano ancora gli stati dell’Illinois, Kentuky, Tennessee, Arkansas,Mississippi e Louisiana. Ai primi di settembre arrivo davvero stremato a New Orleans.

Il Waterways Journal , un periodico che si occupa solo di navigazione fluviale, mi dedica un articolo davvero carino. Il risultato è che poco prima del mio arrivo a destnazione esce il Natchez, enorme battello a pala che ricalca quelli del secolo scorso utilizzati sul fiume. E’ carico di turisti che sono usciti solo per incoraggiarmi ed applaudirmi.

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Indosso la maglietta sociale del Gruppo Milanese Canoa, sono stupefatto e divertito ma sono anche al limite umano delle mie energie. L’ultima settimana ho anche dovuto legarmi la pagaia al polso sinistro perché non riesco quasi più ad impugnarla.

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Scendo al molo davanti all’hotel Hilton. Mi guardano un po’ straniti ma io non ce la faccio davvero più a remare nemmeno un metro.

Alla fine del viaggio saranno quasi 10 i chilogrammi che ho perso. Adesso peso 67 kg! E sono anche partito magro!

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Summer 1982 : The great  journey.

At the end of my studies I am faced with a big dilemma. Begin to work right away or take a break to devote myself to an important trip. After a reflection period of at least a couple of hours I decided for the latter 🙂 Along with a couple of kayakers Genoa we plan the descent of one of the longest rivers in the world. The Missouri / Mississippi. We find no reliable data on its length but we know that in any case it is more than 6,000 km. Probably over 6,500. From the time of Mark Twain, writer and boatman of the great river, the bed of Missouri has changed. A series of huge dams have created long artificial lakes with a total upheaval of the bed of the river for long stretches.

With the group of Genoa we did not find an agreement on the dates and we also disagree on how to tackle the course. I decides to go alone!

My organization is very simple. I do not have maps of the river. The only references I have are only through a road map that I get in the United States. At the time there were no GPS, but I am convinced that it should not be difficult to navigate. I’m on a river and then just go with the flow …. I will be wrong of course, but at my departure from Milan it is not seriously considered the possibility of losing me. I have behind me only the experience of the year before on the river Po a little stuff all in all, but I had no particular problems encountered on the way down and i leave Italy in the certainty that the material used during that trip should prove suitable for this new adventure. In the end it only changes the length ……… ten times as much:-)

The kayak comes to me, as usual, from Andrea Alessandrini, the holder of the ASA canoe factory in Milan.

He offers me, or rather gives me a “ASA Rex.” This model came in second place at the world championships downhill in Bala (GB) with Marco Massara Previde (then win them in 1983 and 1985.) It is a kayak hell but fast. It weighs seven pounds and has poor stability like a K1 from still waters. That is nothing! But row away like a torpedo. I should not encounter major rapids along the way so accept the proposal and began to train on Rex. The first impact is disastrous but then slowly began to appreciate the gifts especially in terms of speed. Even the paddle is replaced. I get a Struer a Danish model . Lightweight, extremely balanced and indestructible. For me it is the Stradivarius of the paddles. I use it even now.

Four waterproof bags, a backpack, a tent, a sleeping mat, a sleeping bag, a large water bottle, an amphibious Nikonos camera, a battery-powered radio and a huge hunting knife (the only thing absolutely useless … !) are all that I carry around. As you can see it is not a lot of stuff if you think that I’ll live on the river for at least three months, but I remain convinced that I do not need to add more. In early June I’m in Seattle where I rent a car and with the canoe on the roof I headed to the tiny town of Three Forks Montana where the river originates. Missouri comes from the joining of three small tributaries: the Jefferson, Madison and Gallatin. There is a small camp ground near them where i spent the first night as a guest of the park rangers.

I do not sleep much, I am excited and in fact, at dawn, I put the canoe in the water and I start paddling. I still remember it today as an infamous day. I have not absorbed the jet lag, I drove continuously for 1600 km to get to Montana and I slept very little. But it’s a part of my character that I have never managed to change ….. I’m always busy 🙂 Besides the income to be three months on the river, I do not rush it dates to be respected and I could rest a little better but it’s stronger than me, I’ve always been a rough and then I’m leaving. It will be the first mistake in a long series. I struggle too, I swet a lot and I can not feed me decently but at least the current seems to be intense …. unfortunately after about seventy miles of the current, bonanza ends. Canyon Ferry Dam generates a lake about fifty miles long.

I proceed only by force of arms. In the middle of the lake I stop and do the field. I’m overwhelmed and not yet in tune with me and even with the travel . I have not really started and i am seriously worried. Assail me the first doubts about the success of my project but the tiredness at the end makes me fall asleep and in the morning I wake up fresh and positive. By the second day things go a little better, physically I recovered and began to find the right rhythm and the alternation between periods rowing and rest periods. Until Great Falls there are no more obstacles and for a few days it is a peaceful trip. Passed Holter Lake, one of the few natural lakes of the river, the current takes to be my friend and it allows me to easily cover the daily mileages that I had planned. Of course, the calculations are approximate and I can only refer to the road map but It seems that i am going well. A Great Falls new set of obstacles.

The city is called by the locals “electric town” because of a series of hydroelectric dams sequenced.

But I’m lucky this time. A guardian of the dam loads the kayak into a van and takes me to the end of the long series of dams where I do put the kayak in the water. To my surprise, a few minutes after the water level begins to rise very quickly and visibly. I do not understand what’s going on, maybe someone opened the dam to drain off some basins, but I see clearly that my speed increases wildly. The water becomes stiff and quite agitated. I see the shore slip away at impressive speed. I think to travel to more than 20 Mph and began to worry seriously. The waves are really high and violent and sometimes I disappear into the recesses between a wave and the next. I’m tempted to gain the shore but traveling at this speed is intoxicating. After three hours the river returns to normal. In the evening I arrive and do the field in Ft.Benton the last outpost reached by riverboat in the last century. At the restart i buy some food. I do not carry anything to cook except a pot for the tea or the coffee. For the fire I use wood that I collect along the banks, the system that I will use forever except during the descent of the Amazon River. But of the Amazon we’ll talk more later 🙂 For the rest, only cold meals to be eaten along the banks.

Biscuits, bread and canned goods. The route from Fort Benton to the end of the artificial lake of Ft. Peak is spectacular, probably the most beautiful stretch of the entire river. The shores are completely uninhabited. For more than 400 km I do not find anything apart from a small ferry at about half way. The troubles come for me to the lake and will be serious trouble. I blatantly wrong time calculation to be used for cross and above the quantity of food to bring along. The lake has extremely rugged shores and I struggle to find my bearings. I keep the wrong route and I enter in the various fjords in sequence in hopes of finding the exit and the dam. After two days I forward only bread but it is wet … and then completely without food, alone and lost in a deserted lake along 200 Km

But I would not even many of them I walk at least twice because I can not get my bearings. Only the drink is not a problem ….. I am surrounded by millions of cubic meters of water. But hunger begins to bite. I remember the sight of the houses in Ft Peak as the end of what was becoming a nightmare.

The series of artificial lakes will continue to alternate with stretches of river flowing up to Sioux City. Whenever overcome them puts me in serious trouble. They are long sometimes hundreds of miles, almost always with shallow waters that ripple quickly in case of wind or storm. Lake Sakakawea, with its 300 km seems endless. The lake takes its name from the Indian Shoshone who accompanied for a long stretch the expedition of Lewis & Clarke along the river. I still do not know how all this will affect my future trips and part of my life too. They were looking for the fabled Northwest Passage by river. Of this I will have to deal with it later, when I start to follow in the footsteps of other explorers who sought the way of the passage. Returning to the lakes I happen to navigate at times in the midst of ghostly landscapes where the skeletons of dead trees emerge from the waters, literally drowned when the lake was filled. At Sioux City the press began to deal with me.

I do not mention the fact to give importance to the trip, but because from here on out, just by virtue of some articles in local newspapers, things will become more simple, this little popularity helps me a little. Not infrequently I am hosted with enthusiasm in camping, sometimes in private homes and in Jefferson City will be even the Bishop to give me accommodation in the rectory!

Everything would be perfect if it were not for the back. Travelling by kayak obliges me to a position with the trunk positioned at 90 degrees to the legs. And after several weeks back rebels against this treatment. I can not paddle properly for a few hours, then the pain becomes unbearable. The only solution would be to support the back of the rear edge of the seat vogue but it is thin and ends up annoying. I put remedied by placing foam thickness but how this solution works quite well, I have to reduce the time to paddle, and increase my rest intervals. The legs on the other hand are decreasing significantly ….. very significant indeed! I remember that in Pierre, the capital of South Dakota, I was lent a bike to go see the local museum. A frightening effort to make a few kilometers, the legs are almost atrophied from their total inactivity. I employ months once back in Italy to revise normal.

The longest part of the trip is without a doubt the one on the stretch of the Missouri River. This runs through the states of Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Iowa, Kansas and Missouri. To me it means weeks and weeks of travel. Along the banks as soon as the river becomes navigable, the references also appear in miles nailed to trees. I am able to finally have a precise idea of what I can cover in one day. The choice of the kayak turned out to be, at least in terms of pure speed, formidable. I’m now also perfectly adapted to its instability, which instead some guys from an Indian reservation can not really appreciate. They will not even come off from the shore 🙂

In St. Louis I arrive exhausted. The first part is finished but there is still a long path on the Mississippi to New Orleans. I really need to recover a bit. Once again I am literally taken from the river and hosted at the home of an Italian family, that of Dominic Galati, who lives in the city and runs a well-known restaurant, Dominic’s, probably the most luxurious hotel in the city. They are fantastic! They do not embarrass me and actually they seems to have fun to see me eating together with illustrious patrons, despite my appearance is miserable. They treat me like a brother, and they are a rare kindness. I like to remember them here because it is also thanks to them if I could return to the path and regain energy and strength.

For a week I am a guest in the house Galati. Shortly before leaving the S Louis Post Dispatch wrote an important article in the sports page on my adventure. My popularity along the river should definitely increasing. But still I miss the states of Illinois, Kentucky, Tennessee, Arkansas, Mississippi and Louisiana. In early September I get really exhausted in New Orleans. The Waterways Journal, a magazine that focuses only on inland waterways, writes an article really cute. The result is that shortly before my arrival at the destination the “Natchez” leaves its moorings. It is a huge paddle blade that is modeled on those of the last century were used on the river. It is load of tourists who have come out just to encourage me and applaud me. I wear the shirt the Group’s social Milanese Canoe, I am amazed and amused but also to the human limit of my energy. Last week I also had to tie me up the paddle on the left wrist because I no longer wield. I go down to the pier in front of the Hilton hotel. they look at me a little bewildered but I really can not do more to row even one meter.At the end of the trip I lost almost 10 kg. I am 67 kg weight now! And when I left Milan I was skinny!

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Informazioni su sergioborroni

medico per professione viaggiatore per diletto
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